L’Arte come strumento di attivismo ecologista

Arte ed Ecologia
Intervista a Marco Ranieri, l'Artista che trasforma la biodiversità urbana in attivismo"

In un mondo sempre più urbanizzato, dove la natura sembra trovare spazio solo nei parchi e nei giardini curati, c’è chi si impegna a valorizzare la vegetazione spontanea che cresce negli angoli nascosti delle città. Marco Ranieri è uno di loro: artista, mediatore artistico e ricercatore indipendente, ma soprattutto “artivista“, unendo arte e attivismo ecologista. Lo abbiamo incontrato per parlare del suo lavoro e del suo impegno per la biodiversità urbana.

Marco, puoi raccontarci qualcosa di te e di come è nata la tua passione per la natura e l’ecologia?

“Se dovessi descrivere la mia professione in maniera molto formale, direi che sono artista, mediatore artistico e ricercatore indipendente. Più colloquialmente mi piace usare il termine ‘artivista‘, che unisce arte e attivismo, nel mio caso ecologista.”

Fin dall’infanzia, Marco è stato affascinato dalla natura, in particolare dalle piante, dagli insetti e dai volatili. La sua passione per l’ecologia nasce dal desiderio di comprendere le dinamiche degli ecosistemi e sviluppare nuove forme di convivenza con l’ambiente. Tuttavia, il suo impegno attivo per la difesa della natura è scaturito da esperienze dirette: dalle proteste per l’inquinamento industriale nella periferia milanese, passando a quelle per la costruzione dell’inceneritore de Pollino a Pietrasanta, fino alla lotta contro la cementificazione delle Alpi Apuane.

 

Come è nato il progetto Herbario Urbano e quale messaggio vuole trasmettere?

Nato nel 2013 a Valencia, “Herbario Urbano” è un progetto che affonda le radici in un contesto di lotta urbana: “Il quartiere del Cabanyal rischiava la demolizione per far spazio a una grande strada costeggiata da alberghi. In risposta, nacquero forti proteste e iniziative culturali, e fu in questo contesto che ho creato il primo intervento di ‘Herbario Urbano’. In alcuni lotti abbandonati, la vegetazione spontanea aveva creato veri e propri ecosistemi, e io ho deciso di valorizzarli trasformandoli in giardini botanici spontanei“.

Il progetto si è poi esteso ad altri quartieri e città, con installazioni artistiche, passeggiate interpretative e azioni collettive volte a sensibilizzare sul valore della vegetazione spontanea: “Queste piante crescono ovunque trovino uno spazio, trasformando aree dismesse in hot spot di biodiversità e corridoi ecologici per la fauna urbana”.

Il progetto è consultabile sulla pagina www.herbario-urbano.blogspot.com

Come ti approcci ai nuovi progetti? Nascono da un’esigenza particolare o da un’ispirazione che ti viene dal mondo circostante?

Ogni progetto di Ranieri nasce da una riflessione sul rapporto tra natura e società: “Mi interessa trasformare l’esperienza della natura in arte, creando spazi di dialogo tra esseri umani e altri esseri viventi: piante, uccelli, insetti, comunità batteriche”.

“I miei progetti si espandono in maniera rizomatica, attraverso collegamenti di idee e ramificazioni. Dal progetto Herbario Urbano sono nati nuovi percorsi artistici, come ‘Cientos volando‘, dedicato agli uccelli urbani, ‘TODA ABEJA HACE PRADERA‘, un’iniziativa per favorire gli insetti impollinatori e il recupero del suolo fertile, e “TODO LO QUE CRECE”, una ricerca artistico-botanica comunitaria ed itinerante con al centro i saperi botanici tradizionali e subalterni che conserviamo nella nostra memoria.”
“TODO LO QUE CRECE” (“Tutto quello che cresce”, in italiano) è l’ultimo progetto importante sul quale l’artista si sta concentrando e nel quale ha idea di includere anche l’Italia con i suoi caratteristici borghi.

Per seguire tutti gli sviluppi sui progetti di Marco Ranieri vi consigliamo di seguire il suo profilo Instagram @_marcoranieri_

 

 

Quali sono i benefici della vegetazione spontanea nelle città e perché è importante proteggerla?

Spesso considerate “erbacce”, le piante spontanee offrono numerosi benefici ecologici: “Sono rifugio per insetti impollinatori e uccelli, migliorano la ritenzione dell’umidità nel suolo, assorbono anidride carbonica e inquinanti atmosferici. Inoltre, molte di esse sono edibili o hanno proprietà medicinali, contribuendo a conservare antichi saperi popolari”.

Anche a livello sociale, la loro presenza ha un impatto positivo: “La natura non addomesticata nelle città riduce lo stress e migliora il benessere emotivo. Non dobbiamo sottovalutare il potere estetico e terapeutico di una fioritura spontanea tra le crepe del cemento”.

C’è stato un momento o un’esperienza particolare che ti ha fatto capire l’importanza di studiare e valorizzare la vegetazione spontanea?

“Si è trattato più che altro della convivenza quotidiana con questo tipo di vegetazione e dell’osservazione costante dei suoi cambiamenti nel susseguirsi delle stagioni. È una fonte di meraviglia continua. Se dovessi però segnalare un evento significativo, evidenzierei la sospensione dell’uso del glifosato a Valencia nel 2015, che ha portato a una straordinaria esplosione di piante spontanee in tutta la città.”

Come la transizione eco sociale può aiutare a ridefinire il nostro rapporto con l’ambiente urbano e rurale?

“Credo che ci troviamo piuttosto nella situazione di dover riformulare il nostro rapporto con l’ambiente naturale e rurale per poter avviare la necessaria transizione eco sociale.”

Secondo Marco, la chiave è superare la logica estrattivista e colonialista per generare un nuovo paradigma incentrato sulla cura e sulla coevoluzione. L’arte, in questo contesto, non è solo un mezzo di sensibilizzazione, ma anche un potente strumento di ricerca e mediazione territoriale.

“Credo che l’arte possa essere utilizzata non solo come strumento illustrativo, divulgativo, pedagogico e/o sensibilizzante, ma come strumento di ricerca, interpretazione del territorio, mediazione artistica, e proposta di soluzioni partecipative a problematiche ambientali, e come strumento e/o pretesto per la creazione di contesti e spazi effimeri di socializzazione che favoriscano la possibilità di stringere relazioni e vincoli empatici per mezzo di situazioni collaborative e partecipative.”


Quali sono le principali sfide per la conservazione della biodiversità nelle città oggi?

Secondo Ranieri, la principale minaccia alla biodiversità urbana è la cementificazione incontrollata e la gestione inadeguata del verde pubblico: “L’uso di diserbanti, le potature aggressive e la rimozione sistematica della vegetazione spontanea sono pratiche dannose”.

Le soluzioni esistono: “Dobbiamo ripensare la pianificazione urbana, creando più corridoi ecologici, tetti verdi e giardini verticali. Serve una regolamentazione che limiti i pesticidi e promuova la rinaturalizzazione. Ma è fondamentale anche un cambiamento culturale: dobbiamo imparare a vedere il verde spontaneo non come un segno di incuria, ma come una risorsa preziosa“.

Quali azioni concrete possiamo adottare nel nostro quotidiano per favorire un ambiente più sostenibile?

Ognuno di noi può contribuire alla sostenibilità: “Consumare meno e in modo più responsabile, preferire alimenti locali e di stagione, ridurre il consumo di prodotti animali provenienti da allevamenti intensivi, scegliere la mobilità sostenibile e le fonti di energia rinnovabile”.

Un consiglio per chi vuole avvicinarsi all’osservazione della vegetazione spontanea? “Esplorate la vostra città con occhi nuovi: osservate le piante che crescono ai margini delle strade, nelle crepe dei muri e nei lotti abbandonati. Portate con voi una guida botanica o usate un’app di riconoscimento. Scoprirete un mondo sorprendente, che cambia il modo di vedere lo spazio urbano”.

 

Noi di IGL siamo profondamente grati all’artista Marco Ranieri per aver condiviso con noi il suo tempo, la sua visione e la sua passione. Con la sua arte e il suo attivismo ecologista, ci ha ricordato che la natura è presente ovunque, anche nei luoghi più inaspettati. Sta a noi riscoprirla, riconoscerla, proteggerla e valorizzarla ogni giorno.

Oops you did it again, Banksy

Oops you did it again, Banksy

“Oops… i did it again” cantava Britney Spears in una sua celebre canzone dei primi anni 2000. Ed è quello che ci viene in mente ogniqualvolta, letteralmente dal nulla, appare una nuova opera di Banksy, il celebre e anonimo street artist.

Di cosa si tratta questa volta?

Un nuovo murale, apparso nel cuore di Finsbury Park, quartiere multiculturale a nord di Londra, nella notte tra domenica 17 e lunedì 18 marzo. La paternità dell’opera è stata rivendicata nella giornata di lunedì dallo stesso Banksy,  attraverso la pubblicazione dell’immagine sul suo profilo Instagram.

Si tratta di un murale posizionato strategicamente su muro bianco di un edificio, posto dietro ad un albero, che raffigura una donna a grandezza naturale, realizzata nello stile stencil classico di Banksy, che tiene in mano un tubo a pressione con cui ha appena spruzzato vernice verde sulla parete del palazzo. Con l’albero in primo piano e centrato sulla parete, la vernice simula il fogliame della pianta, che è stata potata ed è quindi spoglia, e che ora sembra riprendere vita.

Nel giorno di San Patrizio, l’artista da sempre attento ai dettagli, ha usato esattamente la stessa tonalità di verde che l’Islington Council usa per i suoi cartelli stradali per ridare vita, sebbene in un modo evidentemente falso e sintetico, a un albero morente.

Lunedì mattina, numerosi residenti del quartiere si sono riuniti per ammirare l’opera d’arte ed esprimere il loro orgoglio e la loro felicità per la scelta dell’artista di posizionare la sua opera proprio nel loro quartiere.

Banksy da sempre utilizza l’arte come elemento di critica e riflessione. In questo caso, l’opera può essere interpretata come una critica alla progressiva perdita di spazi verdi nelle aree urbane e alla conseguente diminuzione della biodiversità.

Questo gesto simbolico riflette una presa di posizione sull’importanza di preservare e valorizzare il nostro ambiente naturale, anche nei contesti urbani più grigi, popolari e trascurati​​.

L’albero, elemento centrale e musa ispiratrice dell’opera, simboleggia la resistenza della natura in città, anche quando quest’ultima sembra essere in declino o trascurata. Il gesto di “ridare vita” all’albero con la vernice verde rappresenta metaforicamente la necessità di un intervento umano consapevole per preservare e rinvigorire gli spazi naturali urbani. Il messaggio è chiaro: la natura è in difficoltà e spetta a noi aiutarla a rigenerarsi.

Anche quest’ultima opera di Banksy offre, dunque, uno spunto di riflessione importante sull’impatto dell’urbanizzazione sull’ambiente e sulla responsabilità collettiva di prendersi cura degli spazi verdi urbani. In un’epoca di crescente consapevolezza ecologista, l’arte assume un ruolo cruciale nel comunicare messaggi urgenti e stimolare un dibattito pubblico su come si possa e si debba lavorare per un futuro più verde e sostenibile.

A noi di Italia Gas e Luce piace sia l’arte che l’ecologia, lo sapete bene. Quindi il messaggio che vogliamo far arrivare a Banksy, è che nel caso in cui volesse creare un’opera sulla facciata della nostra azienda a Lido di Camaiore, noi siamo a sua completa disposizione. Anche se è già molto bella così.

Intervista a Lady Be: tra arte e green

Intervista a Lady Be: tra arte e green

Lady Be è l’artista pavese sui generis che realizza opere d’arte contemporanea attraverso l’unione di oggetti e materiali di scarto con una particolare attenzione al riciclo e quindi prediligendo l’utilizzo della plastica in tutte le sue forme.  Noi di Italia Gas e Luce siamo rimasti molto colpiti dalla sua forte personalità e dalla spiccata volontà di trasmettere un messaggio, che come sapete, è decisamente affine al nostro: la sostenibilità, il riciclo e l’energia rinnovabile sono i punti di partenza per costruire una green community sempre più ampia che contribuisca alla salvaguardia del nostro pianeta. Qui sotto la nostra intervista a Lady Be, che ringraziamo per la disponibilità e la gentilezza che ha mostrato nei nostri confronti.  

 

Ciao Letizia! Ormai tutti ti conoscono come Lady Be; possiamo chiederti come nasce questo pseudonimo/nome d’arte?

Ciao a tutti! In realtà la risposta è molto semplice. Sono un’appassionata di musica e degli eterni Beatles. La canzone “Let it be” è, ora più che mai, una delle colonne sonore della mia vita. In più, la ricerca di un appellativo che fosse corto, internazionale, Pop e perché no, anche smart e moderno mi ha convinta che Lady Be fosse la scelta perfetta.

Opera I Beatles dell'artista LDY bE
I Beatles realizzati da Lady Be

 

Concordiamo, ci piace molto il tuo nome! Quali sono quindi i soggetti prevalenti all’interno delle opere di Lady Be? Possiamo parlare di “mosaici contemporanei” e di “ready made”?

I soggetti delle mie opere sono solitamente ritratti, volti iconici ma mi occupo anche di immagini e loghi aziendali. Sì certo possiamo parlare di ready made anzi grazie per aver pensato a questo, era da molto che non mi attribuivano questa tecnica/corrente artistica ; del resto, anche se con qualche modifica, utilizzo oggetti che provengono dal quotidiano per creare le mie opere. 

Performance artistica di Lady Be
Lady Be alla Galleria Nazionale di Arte Moderna a ROma durante la creazione dell'opera "Logo Rebus IBM"

C’è una data o un evento particolare che ti ha spinto ad intraprendere la tua arte?

Niente succede per caso giusto? Ecco, anche per me è stato così. Nel 2009, anno in cui ho realizzato la mia prima opera, mai avrei pensato di “tuffarmi” nel mondo dell’arte contemporanea da protagonista. La mia prima opera nasce dall’idea di creare un “mio diario dei ricordi”. Ho utilizzato esclusivamente oggetti personali, giochi di quando ero bambina e tutto ciò che per me aveva il valore di “ricordo”. Assemblando, o per meglio dire “dipingendo con gli oggetti”, ho creato il volto iconico di Marylin Monroe sulla scia delle serigrafie dell’artista più famoso della Pop Art americana Andy Warhol.

Prima opera dell'artista Lady Be
La prima opera realizzata da Lady Be nel 2009: "Marylin Monroe".

E dopo cosa è successo?

Sicuramente ho incontrato le persone giuste che sono state in grado di apprezzare il mio stile originale e molto personale e hanno condiviso la mia idea di trasmettere un messaggio sul riciclo. Sono stata incoraggiata ed è così che nel 2010 ho esposto alla Biennale di Lecce ed è iniziato il mio viaggio artistico che mi ha portata poco dopo a Parigi e ad Amsterdam. Ero riuscita ad aprire anche la finestra sull’ “internazionale”.   

Oggi dove si possono ammirare le tue opere? Hai attive delle mostre permanenti o in programma per questo 2023?

Al momento è attiva una mostra permanente all’Aeroporto di Milano Malpensa, dedicata ai passeggeri e situata al Terminal 1. Sempre a Milano, dal 31 marzo al 13 aprile, esporrò nella zona di Brera, più precisamente nell’ex studio dell’artista (conosciuto per le sue opere provocatorie) Piero Manzoni. Successivamente verrà presentata a Vienna la mia mostra personale “Recycled Art” dal 22 aprile al 14 maggio.

Prima opera di Lady Be alla Biennale di Lecce
Lady Be a 19 anni durante la prima esposizione alla Biennale di Lecce con la sua prima opera realizzata.

Un’artista internazionale davvero! Quali sono gli oggetti che impieghi maggiormente per la tua arte? E quali sono invece gli oggetti più insoliti o “strani” che hai incluso nelle tue opere?

Nelle mie opere sono presenti piccoli pezzi di plastica, giocattoli e molto materiale riciclato. Mi piace l’idea di riuscire a donare una seconda vita agli oggetti e ai ricordi della collettività. Adoro passeggiare sulle spiagge alla ricerca di “sostanza” e di ricordi. Difatti è la collettività che crea l’opera d’arte e sui litorali si può trovare veramente di tutto, gli oggetti più insoliti provengono proprio da qui: giochi particolari e oggetti da collezione. Una volta ho trovato dei bigodini vintage e vi assicuro che non è stato così immediato il riconoscimento!

materiali per le opere di lady be
Due dei tantissimi contenitori che Lady Be ha nel suo atelier per realizzare le sue opere con tutto il materiale suddiviso per colore.

Qual è il rapporto tra la tua arte e l’ambiente?

La mia arte non nasce solo come forma creativa ma vuole essere soprattutto una presa di coscienza sul tema della sostenibilità e sul riciclo in un mondo che lotta continuamente contro la tendenza al consumismo, allo spreco e all’accumulo di oggetti di difficile smaltimento. Ho avuto la fortuna di crescere ricevendo una buona educazione, molto attenta allo spreco. Nel corso degli anni ho avuto anche modo di attuare molte performance dal vivo ed il pubblico “giovanissimo” è quello che mi ha regalato le maggiori soddisfazioni. Credo che riuscire a comunicare e lanciare un messaggio forte come il mio attraverso l’arte sia, per quanto impegnativo, qualcosa di straordinario.

Opera "Puliamo il Mondo" , un soggetto d’invenzione realizzato a Bergamo in diretta tv, con oggetti di plastica di recupero raccolti anche dai volontari Legambiente, realtà con cui l’artista collabora da diversi anni; l’intera creazione dell’opera è stata trasmessa su Rai 3 Domenica 27 Settembre 2020. L’opera è stata realizzata per celebrare la forza degli abitanti Bergamaschi che hanno dovuto per primi affrontare l’emergenza Covid nel 2020. Rappresenta un volto umano con il pianeta come testa, la bocca ingerisce il mare di plastica, a voler dire quanto il problema dell’inquinamento sia globale e inquinare il mondo significa fare del male a noi stessi, pensando come possibile conseguenza anche a problemi globali come la diffusione di pandemie.

Sei attiva sui social? Dove possono seguirti i nostri lettori?

Sul mio sito www.ladybeart.com, nella sezione gallery è possibile vedere tutte le opere che ho realizzato, mentre nella sezione News & Events è possibile vedere le prossime mostre e tenersi aggiornati sugli eventi che mi vedono protagonista. Consiglio di consultare il sito dal computer, per vedere tutti i contenuti con più tranquillità. È possibile seguirmi su Instagram @letizialadybe , su Facebook Lady Be e su LinkedIn Letizia Lanzarotti.

Oppure contattarmi per qualsiasi richiesta alla mail [email protected]. Chi lo desidera, può contattarmi per spedirmi il materiale che non serve più: verrà trasformato in opere d’arte.

Un’ultima domanda: quali sono i propositi di Lady Be per questo 2023?

I propositi sono molti, sono delle sfide non sempre facili da realizzare; vi invito a seguirmi per scoprire se, durante l’anno, riuscirò a realizzarli!

Vado in ordine cronologico:

1 – Essendo appassionata di musica, inviare una mia opera a Sanremo, nell’ambito del Festival, in modo da  portare il tema della sostenibilità nella più importante kermesse musicale italiana.

2- Esporre al Teatro Ariston di Sanremo.

3- Organizzare e predisporre una esposizione a New York.

4- Collaborare con Italia Gas e Luce, azienda totalmente green, che fornisce soltanto energia non derivante da carboni fossili; una realtà con cui condivido pienamente gli ideali di sostenibilità.

5- Continuare a portare la mia arte in  mezzo alla gente, in luoghi non prettamente nati per le esposizioni artistiche.

Tanti e bellissimi propositi Letizia! Ci auguriamo davvero che tu riesca a realizzare tutti i tuoi sogni/obiettivi per questo 2023! Per noi hai tutte le carte in regola. Ti ringraziamo per averci dedicato il tuo tempo e ti facciamo ancora i nostri complimenti. A prestissimo!

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