Libri per un’estate sostenibile

Libri per un'estate sostenibile: 7 letture che fanno bene a te e al pianeta

L’estate è il momento perfetto per prendersi del tempo e leggere qualcosa che nutra non solo la mente, ma anche il nostro senso ecologico. Se stai cercando ispirazione per un mondo più verde, ecco una selezione di libri che parlano di ambiente, futuro sostenibile e scelte consapevoli. Da leggere sotto l’ombrellone… o all’ombra di un albero!

1. “La civiltà sostenibile” – Enrico Giovannini

Un saggio accessibile che spiega perché la sostenibilità è l’unica via possibile per il nostro futuro.
Il portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) racconta i 17 Obiettivi ONU in modo semplice e coinvolgente, con proposte concrete per cittadini e aziende

2. “Dove sono tutti quanti?” – Greta Thunberg (The Climate Book)

Un’opera corale guidata dalla giovane attivista svedese, con contributi da oltre 100 esperti internazionali.
Clima, politica, scienza e giustizia sociale si intrecciano in un volume che non lascia indifferenti e che invita all’azione, anche a partire da piccole abitudini.

3. “Zero rifiuti in cucina” – Lisa Casali

Una guida pratica per chi vuole ridurre lo spreco alimentare partendo dai fornelli.
Dalla buccia del limone alla foglia del cavolfiore, ogni ingrediente può essere valorizzato: ricette anti-spreco, consigli per compostaggio e nuove abitudini in cucina

4. “Less is More” – Jason Hickel

Una critica alla crescita infinita e un’analisi di come il decrescere, se fatto bene, può migliorare vita e pianeta.
L’economista propone un nuovo modello economico basato su decrescita sostenibile e redistribuzione equa. Da leggere con mente aperta.

5. “Il pianeta mangiato” – Stefano Liberti

Un viaggio nell’agro-industria globale e nei paradossi del cibo contemporaneo.
Liberti racconta l’impatto ambientale dell’alimentazione industriale, tra sprechi, monoculture e soluzioni possibili per un’agricoltura etica.

6. “Ecologia del desiderio” – Antonio Cianciullo

Come costruire un futuro sostenibile non con la rinuncia, ma con l’immaginazione.
Un libro ottimista che propone una visione allettante della sostenibilità: più benessere, meno consumo inutile, più relazioni autentiche.

7. “This is a Good Guide – for a sustainable Lifestyle” – Marieke Eyskoot

Una guida visiva e pratica per vivere in modo sostenibile ogni giorno, con stile.
Moda, viaggi, lavoro, casa, bellezza: tutto può essere rivisto in chiave green. Perfetto per chi vuole iniziare o migliorare il proprio stile di vita eco.

Perché leggere (e consigliare) libri sulla sostenibilità?

  • Aumentano la consapevolezza su temi urgenti
  • Offrono soluzioni concrete e stimolanti
  • Favoriscono conversazioni e scelte più etiche
  • Sono un regalo intelligente da fare e da farsi

Italia Gas e Luce promuove la cultura della sostenibilità in tutte le sue forme: anche attraverso la lettura. Siamo convinti che l’informazione e la conoscenza siano il primo passo per cambiare davvero. Per questo sosteniamo ogni iniziativa che aiuta le persone a vivere in modo più consapevole e rispettoso dell’ambiente.

E tu, quale libro metterai in valigia questa estate?

L’Arte come strumento di attivismo ecologista

Arte ed Ecologia
Intervista a Marco Ranieri, l'Artista che trasforma la biodiversità urbana in attivismo"

In un mondo sempre più urbanizzato, dove la natura sembra trovare spazio solo nei parchi e nei giardini curati, c’è chi si impegna a valorizzare la vegetazione spontanea che cresce negli angoli nascosti delle città. Marco Ranieri è uno di loro: artista, mediatore artistico e ricercatore indipendente, ma soprattutto “artivista“, unendo arte e attivismo ecologista. Lo abbiamo incontrato per parlare del suo lavoro e del suo impegno per la biodiversità urbana.

Marco, puoi raccontarci qualcosa di te e di come è nata la tua passione per la natura e l’ecologia?

“Se dovessi descrivere la mia professione in maniera molto formale, direi che sono artista, mediatore artistico e ricercatore indipendente. Più colloquialmente mi piace usare il termine ‘artivista‘, che unisce arte e attivismo, nel mio caso ecologista.”

Fin dall’infanzia, Marco è stato affascinato dalla natura, in particolare dalle piante, dagli insetti e dai volatili. La sua passione per l’ecologia nasce dal desiderio di comprendere le dinamiche degli ecosistemi e sviluppare nuove forme di convivenza con l’ambiente. Tuttavia, il suo impegno attivo per la difesa della natura è scaturito da esperienze dirette: dalle proteste per l’inquinamento industriale nella periferia milanese, passando a quelle per la costruzione dell’inceneritore de Pollino a Pietrasanta, fino alla lotta contro la cementificazione delle Alpi Apuane.

 

Come è nato il progetto Herbario Urbano e quale messaggio vuole trasmettere?

Nato nel 2013 a Valencia, “Herbario Urbano” è un progetto che affonda le radici in un contesto di lotta urbana: “Il quartiere del Cabanyal rischiava la demolizione per far spazio a una grande strada costeggiata da alberghi. In risposta, nacquero forti proteste e iniziative culturali, e fu in questo contesto che ho creato il primo intervento di ‘Herbario Urbano’. In alcuni lotti abbandonati, la vegetazione spontanea aveva creato veri e propri ecosistemi, e io ho deciso di valorizzarli trasformandoli in giardini botanici spontanei“.

Il progetto si è poi esteso ad altri quartieri e città, con installazioni artistiche, passeggiate interpretative e azioni collettive volte a sensibilizzare sul valore della vegetazione spontanea: “Queste piante crescono ovunque trovino uno spazio, trasformando aree dismesse in hot spot di biodiversità e corridoi ecologici per la fauna urbana”.

Il progetto è consultabile sulla pagina www.herbario-urbano.blogspot.com

Come ti approcci ai nuovi progetti? Nascono da un’esigenza particolare o da un’ispirazione che ti viene dal mondo circostante?

Ogni progetto di Ranieri nasce da una riflessione sul rapporto tra natura e società: “Mi interessa trasformare l’esperienza della natura in arte, creando spazi di dialogo tra esseri umani e altri esseri viventi: piante, uccelli, insetti, comunità batteriche”.

“I miei progetti si espandono in maniera rizomatica, attraverso collegamenti di idee e ramificazioni. Dal progetto Herbario Urbano sono nati nuovi percorsi artistici, come ‘Cientos volando‘, dedicato agli uccelli urbani, ‘TODA ABEJA HACE PRADERA‘, un’iniziativa per favorire gli insetti impollinatori e il recupero del suolo fertile, e “TODO LO QUE CRECE”, una ricerca artistico-botanica comunitaria ed itinerante con al centro i saperi botanici tradizionali e subalterni che conserviamo nella nostra memoria.”
“TODO LO QUE CRECE” (“Tutto quello che cresce”, in italiano) è l’ultimo progetto importante sul quale l’artista si sta concentrando e nel quale ha idea di includere anche l’Italia con i suoi caratteristici borghi.

Per seguire tutti gli sviluppi sui progetti di Marco Ranieri vi consigliamo di seguire il suo profilo Instagram @_marcoranieri_

 

 

Quali sono i benefici della vegetazione spontanea nelle città e perché è importante proteggerla?

Spesso considerate “erbacce”, le piante spontanee offrono numerosi benefici ecologici: “Sono rifugio per insetti impollinatori e uccelli, migliorano la ritenzione dell’umidità nel suolo, assorbono anidride carbonica e inquinanti atmosferici. Inoltre, molte di esse sono edibili o hanno proprietà medicinali, contribuendo a conservare antichi saperi popolari”.

Anche a livello sociale, la loro presenza ha un impatto positivo: “La natura non addomesticata nelle città riduce lo stress e migliora il benessere emotivo. Non dobbiamo sottovalutare il potere estetico e terapeutico di una fioritura spontanea tra le crepe del cemento”.

C’è stato un momento o un’esperienza particolare che ti ha fatto capire l’importanza di studiare e valorizzare la vegetazione spontanea?

“Si è trattato più che altro della convivenza quotidiana con questo tipo di vegetazione e dell’osservazione costante dei suoi cambiamenti nel susseguirsi delle stagioni. È una fonte di meraviglia continua. Se dovessi però segnalare un evento significativo, evidenzierei la sospensione dell’uso del glifosato a Valencia nel 2015, che ha portato a una straordinaria esplosione di piante spontanee in tutta la città.”

Come la transizione eco sociale può aiutare a ridefinire il nostro rapporto con l’ambiente urbano e rurale?

“Credo che ci troviamo piuttosto nella situazione di dover riformulare il nostro rapporto con l’ambiente naturale e rurale per poter avviare la necessaria transizione eco sociale.”

Secondo Marco, la chiave è superare la logica estrattivista e colonialista per generare un nuovo paradigma incentrato sulla cura e sulla coevoluzione. L’arte, in questo contesto, non è solo un mezzo di sensibilizzazione, ma anche un potente strumento di ricerca e mediazione territoriale.

“Credo che l’arte possa essere utilizzata non solo come strumento illustrativo, divulgativo, pedagogico e/o sensibilizzante, ma come strumento di ricerca, interpretazione del territorio, mediazione artistica, e proposta di soluzioni partecipative a problematiche ambientali, e come strumento e/o pretesto per la creazione di contesti e spazi effimeri di socializzazione che favoriscano la possibilità di stringere relazioni e vincoli empatici per mezzo di situazioni collaborative e partecipative.”


Quali sono le principali sfide per la conservazione della biodiversità nelle città oggi?

Secondo Ranieri, la principale minaccia alla biodiversità urbana è la cementificazione incontrollata e la gestione inadeguata del verde pubblico: “L’uso di diserbanti, le potature aggressive e la rimozione sistematica della vegetazione spontanea sono pratiche dannose”.

Le soluzioni esistono: “Dobbiamo ripensare la pianificazione urbana, creando più corridoi ecologici, tetti verdi e giardini verticali. Serve una regolamentazione che limiti i pesticidi e promuova la rinaturalizzazione. Ma è fondamentale anche un cambiamento culturale: dobbiamo imparare a vedere il verde spontaneo non come un segno di incuria, ma come una risorsa preziosa“.

Quali azioni concrete possiamo adottare nel nostro quotidiano per favorire un ambiente più sostenibile?

Ognuno di noi può contribuire alla sostenibilità: “Consumare meno e in modo più responsabile, preferire alimenti locali e di stagione, ridurre il consumo di prodotti animali provenienti da allevamenti intensivi, scegliere la mobilità sostenibile e le fonti di energia rinnovabile”.

Un consiglio per chi vuole avvicinarsi all’osservazione della vegetazione spontanea? “Esplorate la vostra città con occhi nuovi: osservate le piante che crescono ai margini delle strade, nelle crepe dei muri e nei lotti abbandonati. Portate con voi una guida botanica o usate un’app di riconoscimento. Scoprirete un mondo sorprendente, che cambia il modo di vedere lo spazio urbano”.

 

Noi di IGL siamo profondamente grati all’artista Marco Ranieri per aver condiviso con noi il suo tempo, la sua visione e la sua passione. Con la sua arte e il suo attivismo ecologista, ci ha ricordato che la natura è presente ovunque, anche nei luoghi più inaspettati. Sta a noi riscoprirla, riconoscerla, proteggerla e valorizzarla ogni giorno.

Corridoi ecologici: strade verdi per un pianeta più sano

Corridoi ecologici: strade verdi per un pianeta più sano

Hai mai sentito parlare dei corridoi ecologici? No, non si tratta di autostrade riservate a veicoli elettrici o piste ciclabili immerse nel verde (anche se suonano fantastiche, giusto?). I corridoi ecologici sono qualcosa di molto più speciale: sono “strade” pensate per la fauna selvatica. Sì, hai capito bene! Questi percorsi verdi sono progettati per consentire agli animali di muoversi liberamente tra habitat separati e, fidati, sono fondamentali per la salute del nostro pianeta. 

Che cosa sono i corridoi ecologici? 

Immagina un puzzle ecologico composto da diversi ecosistemi: foreste, prati, montagne, fiumi. Ora pensa a cosa accade quando pezzi di questo puzzle vengono staccati o isolati a causa di strade, edifici e altri sviluppi umani. Gli animali restano intrappolati in piccole “isole” di habitat, rendendo difficile trovare cibo, accoppiarsi o migrare. Qui entrano in gioco i corridoi ecologici. Questi collegamenti verdi aiutano a ricostruire quel puzzle, permettendo agli animali di spostarsi liberamente e mantenendo gli ecosistemi sani e vitali. 

 

Perché sono così importanti? 

La natura non conosce confini. Gli animali hanno bisogno di muoversi, di attraversare diverse aree per nutrirsi, riprodursi e, a volte, semplicemente per sopravvivere. Senza corridoi ecologici, molti animali rischiano di rimanere isolati, il che può portare a problemi di riproduzione (come la consanguineità) e, in ultima analisi, all’estinzione. Non è solo una questione di “proteggere i nostri amici animali” – anche se questa dovrebbe già essere una motivazione sufficiente – ma anche di salvaguardare la biodiversità. Gli ecosistemi sani e diversificati sono cruciali per la nostra stessa sopravvivenza: regolano il clima, purificano l’acqua e l’aria, e sostengono la produzione di cibo. 

 

Esempi di corridoi ecologici in Italia e in Europa 

L’Italia e l’Europa stanno facendo passi avanti nella creazione di corridoi ecologici per aiutare la fauna selvatica. Dal Parco Nazionale del Gran Paradiso, dove vengono creati passaggi per i lupi e i cervi, fino ai grandi corridoi che attraversano le Alpi e collegano Francia, Svizzera e Italia, stiamo vedendo una crescita di queste “autostrade per animali“. Ad esempio, il corridoio ecologico delle Alpi è uno dei progetti più ambiziosi: un sistema di collegamento che punta a proteggere diverse specie, consentendo loro di migrare e spostarsi in sicurezza tra diverse aree montuose. 

Un esempio affascinante è l’European Green Belt, un lunghissimo corridoio ecologico nato lungo le ex zone di confine della vecchia Cortina di Ferro, che un tempo divideva l’Europa in due blocchi. Questo corridoio si estende per ben 12.500 chilometri, dal Mare di Barents al confine tra Russia e Norvegia, lungo la costa baltica, attraversando l’Europa centrale e i Balcani, fino al Mar Nero. Queste aree, lasciate allo stato naturale per quasi quarant’anni dopo la fine della Guerra Fredda, hanno creato una rete unica di biodiversità di straordinaria importanza. Oggi, il Green Belt non è solo un corridoio di biodiversità, ma anche un “paesaggio della memoria” che racconta una parte significativa della nostra storia, trasformando un confine un tempo rigido in una connessione verde che unisce popoli e ambienti naturali. 

 

Come i corridoi ecologici possono combattere il cambiamento climatico 

I corridoi ecologici non solo proteggono gli animali, ma sono anche uno strumento efficace nella lotta contro il cambiamento climatico. Gli ecosistemi ben collegati sono più resilienti agli shock ambientali. Pensa a una foresta ben collegata attraverso un corridoio ecologico: può adattarsi meglio ai cambiamenti delle temperature e alle nuove condizioni climatiche, contribuendo a mantenere l’equilibrio naturale. Inoltre, collegare diversi habitat aiuta a mantenere una maggiore varietà di specie, che a sua volta rende gli ecosistemi più robusti. 

 

Ora che sai quanto siano cruciali i corridoi ecologici, potresti chiederti: “Cosa posso fare io per aiutare?” Beh, molto! Puoi sostenere le organizzazioni che lavorano per la creazione e la manutenzione di questi corridoi, partecipare a campagne di sensibilizzazione, o persino trasformare il tuo giardino in un piccolo corridoio ecologico locale, piantando alberi e fiori che attraggano la fauna locale. 

In definitiva, i corridoi ecologici sono un esempio di come possiamo vivere in armonia con la natura, non ostacolarla. Quando pensiamo al futuro del nostro pianeta, è essenziale immaginarlo come un luogo di connessione, non di separazione. Quindi, perché non iniziare con un piccolo passo, o meglio, un piccolo corridoio verde? 

Funghi trifolati per lei? No grazie, li uso per il packaging

Funghi trifolati per lei? No grazie, li uso per il packaging

Il settore del packaging si trova in un momento cruciale, spinto dalla necessità di trasformare radicalmente la propria impronta ambientale per rispondere alle sfide della sostenibilità globale. L’obiettivo è quello di creare modelli sostenibili di produzione e consumo nel mondo degli imballaggi, adottando soluzioni che riducano l’impatto ambientale senza compromettere l’efficacia dei prodotti.

Oggigiorno, i packaging utilizzati nei più vasti settori, rappresentano ormai un pilastro fondamentale per l’economia globale, ma la loro produzione e gestione hanno contribuito significativamente all’inquinamento e alla riduzione di risorse

Basti pensare alla plastica, usata per molto tempo senza regole che ne indicassero limiti e indicazioni di utilizzo e smaltimento. 

La Commissione Europea ha proposto piani ambiziosi per diminuire drasticamente i rifiuti di imballaggio, con l’obiettivo di ridurne la produzione pro capite di plastica entro il 2040, incentivando riutilizzo e riciclo.

Nel panorama attuale, fortunatamente, esistono già numerose soluzioni che contemplano l’uso di materiali compostabili, biodegradabili, rispettosi dell’ambiente. Basti pensare allo specifico settore del foodpackaging, dove si è puntato sempre più sull’eliminazione del superfluo, creando confezioni più leggere, sostituendo o eliminando del tutto la plastica in favore del riciclo, del recupero e della riduzione delle emissioni.

Gli ultimi due anni c’è stato un particolare fervore di idee e soluzioni innovative, che potrebbero ridefinire il futuro del packaging sostenibile grazie all’uso di materiali alternativi.

Per esempio?

  • Alga-based packaging: realizzati con alghe biodegradabili, offrono un’alternativa ecologica e compostabile rispetto ai materiali tradizionali. Gli imballaggi realizzati a base di alghe usano una materia totalmente naturale e molto versatile. 
  • Imballaggi idrosolubili: si dissolvono a contatto con l’acqua ma garantiscono ai prodotti la corretta protezione e, ovviamente, consentono di ridurre drasticamente i rifiuti dopo l’uso. 
  • Stampa 3D per imballaggi: grazie a questa tecnologia, l’imballaggio può essere stampato completamente o parzialmente intorno al prodotto, in modo da utilizzare solo il materiale necessario e ridurre al minimo l’uso della plastica, adattandosi alle forme specifiche dei prodotti.
  • Packaging basati su micelio di funghi: sfruttano il micelio, cioè la radice dei funghi, come collante naturale per aggregare scarti del settore agroalimentare e trasformarli in un materiale ignifugo, fonoassorbente, resistente agli urti e impermeabile da usare negli imballaggi, soprattutto per proteggere prodotti preziosi come quelli del luxury e del design. Alla fine del suo ciclo di vita, l’imballaggio viene smaltito nell’umido o come concime per la coltivazione.
  • Carta d’ostrica: La carta d’ostrica è ottenuta da residui di scarto del processo di produzione della pelle.

 

  • Packaging piantabile: la carta da seme completamente biodegradabile viene creata utilizzando semi selvatici; quando l’imballaggio raggiunge la fine del suo ciclo di vita, può essere piantato per far crescere nuova vita.

Come vedete, il futuro del packaging si sta trasformando attraverso innovazione e impegno per un’economia circolare.

Le aziende stanno investendo sempre più risorse nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni sostenibili per ridurre l’impatto ambientale del packaging, rispondendo alla crescente domanda di soluzioni eco-friendly da parte dei consumatori. 

Con un approccio collettivo e creativo, il settore del packaging sta aprendo la strada verso un futuro sostenibile e responsabile…Ma ancora molto resta da fare!

Continua a seguirci, ne abbiamo ancora delle belle da raccontarti.

Italia Gas e Luce e la sostenibilità, sempre mano nella mano.

La curiosità uccise il gatto, ma non l’ecologia

La curiosità uccise il gatto, ma non l’ecologia

Come ci piace fare ogni tanto, cerchiamo di andare a scovare curiosità green divertenti, ma anche utili. Perché diciamoci la verità, tante volte le buone intenzioni non portano sempre ad un comportamento corretto. Un po’ la stanchezza, un po’ il poco tempo a disposizione, un po’ il “tanto che cambia?!”, insomma finiamo per dimenticarci di essere persone civili e rispettose dell’ambiente.

Ma c’è il vostro Magazine di IGL che vi riporta sulla retta via e vi fa risuonare in testa le svegliette ecologiche.

Driiinnn!

Lo sapevate che la maggior parte degli elettrodomestici consuma energia anche quando è in stand-by? Probabilmente no. Negli Stati Uniti, secondo gli ultimi studi, gli apparecchi elettronici in stand-by consumano più energia di quanta ne riescano a produrre tutti gli impianti fotovoltaici del paese. Il consiglio valido in generale, per tutti gli apparecchi elettrici, è evitare lo stand-by, ricorrere alle multi-prese e utilizzare un wattmetro che ci aiuti a capire quali sono gli apparecchi energivori, prestando loro maggiore attenzione. Il frigorifero è in prima posizione in quanto a consumo, ma di certo quello non si può spegnere!

Driiinnn!

Lo sapevate che si può produrre energia anche dalla spazzatura? Questa non è male, approfondiamo!

È proprio dagli scarti che viene rilasciato il metano, un gas naturale, il quale, essendo un gas serra, può essere utilizzato per la produzione di energia, ed è un ottimo modo per evitare che venga immesso nell’ambiente. Attraverso le nuove tecnologie di cui sono dotati gli impianti di ultima generazione, 4 tonnellate di spazzatura sono in grado di sprigionare l’energia di una tonnellata di petrolio, 1,5 tonnellate di carbone o 5 di legno. Gli inceneritori di seconda generazione, anche noti come termo-valorizzatori, oltre a bruciare i rifiuti recuperano il calore sviluppato durante la combustione e lo riutilizzano per produrre vapore; quest’ultimo, a sua volta, viene convogliato e sfruttato per produrre energia elettrica o calore tramite il teleriscaldamento.
Un bene per il pianeta, un grosso vantaggio anche per noi!

DRIIINNN!

Lo sapevate che la Norvegia ottiene circa il 99% di tutta l’energia elettrica di cui necessita dall’acqua? In questo modo guadagna il primato di paese in cui l’energia idroelettrica è più efficiente. Grazie all’abbondanza di riserve d’acqua e di salti, la nazione ha potuto dotarsi di ben 31GW di potenza installata idroelettrica in grado di produrre ogni anno 144TWh di energia, pari a circa la metà del fabbisogno italiano.

Inoltre, in Norvegia l’acqua occupa circa il 5,05% della superficie totale. Questa frazione può sembrare insignificante, fino a quando non si scopre che la Norvegia ha la seconda più grande percentuale di acqua rispetto alla terra a livello globale, dietro solo al Canada con l’8,93%. In più, tra i corpi idrici ci sono i fiordi norvegesi. Con oltre 1.000 fiordi che attraversano il Paese, la Norvegia è il Paese che ospita il maggior numero di fiordi al mondo. Con questa risorsa idrica viva e attiva a disposizione del Paese, la Norvegia si vanta di essere la nazione europea con la più alta capacità idroelettrica.

Che ne dite? Vi sono piaciute?

Se ne volete altre, scrivetelo nei commenti. Chiedete e vi sarà dato. Come sempre: IGL, dalla parte del cliente.

Al prossimo articolo!

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