Il Mondiale più grande di sempre? Non è l’unica novità del 2026

Il Mondiale più grande di sempre? Non è l'unica novità del 2026

Da italiani, ammettiamolo: vedere il terzo Mondiale consecutivo senza la Nazionale fa ancora un certo effetto.

Eppure, anche senza gli Azzurri, milioni di tifosi stanno seguendo un’edizione destinata a entrare nella storia. Il Mondiale FIFA 2026, iniziato l’11 giugno, non è soltanto il più grande di sempre, ma anche uno dei più innovativi mai organizzati.

Un Mondiale da record

Per la prima volta nella storia partecipano 48 nazionali invece delle tradizionali 32.

Il nuovo formato del torneo moltiplica le partite, amplia la platea dei tifosi e, soprattutto, apre scenari inediti per Paesi che, fino a pochi anni fa, potevano soltanto immaginare di prendere parte alla competizione.

Per alcune nazionali questa è addirittura la prima partecipazione a una Coppa del Mondo. È il caso, ad esempio, di Uzbekistan e Giordania, Capo Verde e Curaçao che hanno conquistato una storica qualificazione e avranno l’opportunità di confrontarsi con le migliori squadre del pianeta.

Un traguardo che testimonia quanto il calcio stia diventando sempre più globale e capace di coinvolgere realtà provenienti da ogni parte del mondo.

Tre Paesi, un unico grande evento

Un’altra novità riguarda l’organizzazione. Il Mondiale 2026 è ospitato da Stati Uniti, Canada e Messico, diventando il primo torneo della storia distribuito su tre nazioni. Gli stadi coinvolti sono tra i più moderni al mondo e ospitano tifosi provenienti da ogni continente.

Come ogni Mondiale che si rispetti, non mancano bandiere, cori, piazze gremite e quella particolare atmosfera che riesce a coinvolgere anche chi normalmente segue poco il calcio.

Il pallone che deve essere ricaricato

Il pallone ufficiale si chiama TRIONDA, è realizzato da Adidas e non è un pallone come tutti gli altri. Ma non è solo la tecnologia a renderlo speciale. Anche il design racconta qualcosa di questo Mondiale: i suoi colori richiamano i tre Paesi ospitanti Canada, Messico e Stati Uniti, rendendo omaggio alla prima Coppa del Mondo organizzata da tre nazioni diverse.

Al suo interno è presente un sensore capace di raccogliere dati fino a 500 volte al secondo. Movimento, tocchi, velocità e traiettoria del pallone vengono rilevati in tempo reale e inviati ai sistemi che supportano il VAR.

Queste informazioni vengono combinate con quelle delle telecamere presenti nello stadio per aiutare gli arbitri nelle decisioni più delicate, come fuorigioco, tocchi di mano e goal line technology.

La curiosità? Per funzionare, il sensore ha bisogno di energia. Per questo motivo il pallone deve essere ricaricato prima delle partite, proprio come accade per molti dei dispositivi che utilizziamo ogni giorno.

Il punto di vista di Italia Gas e Luce

Il Mondiale 2026 dimostra come innovazione, dati ed energia siano sempre più connessi.

Lo stesso principio che permette a un pallone di raccogliere informazioni in tempo reale viene oggi applicato in moltissimi settori della vita quotidiana, dalla mobilità alla gestione dell’energia.

In fondo, se oggi perfino un pallone da calcio deve essere ricaricato prima di una partita, significa che il futuro è già entrato in campo.

Calcio e sostenibilità: come i grandi stadi stanno diventando più green

Calcio e sostenibilità: come i grandi stadi stanno diventando più green

Il calcio è passione, spettacolo e identità collettiva. Ma oggi è anche un terreno sempre più importante di innovazione sostenibile.
I grandi stadi, simboli di eventi che coinvolgono migliaia di persone, stanno cambiando volto per ridurre l’impatto ambientale e rendere lo sport più attento alle risorse.

Negli ultimi anni, il mondo del calcio ha iniziato a interrogarsi su consumi energetici, gestione degli spazi e responsabilità verso l’ambiente, trasformando molti impianti in veri e propri laboratori di sostenibilità.

Perché il calcio può fare la differenza

Il calcio ha una forza unica: parla a milioni di persone, ogni settimana.
Stadi pieni, luci accese, grandi spostamenti di tifosi e consumi elevati rendono questo settore particolarmente rilevante dal punto di vista energetico.

Proprio per questo, intervenire sugli impianti sportivi significa avere un impatto concreto e allo stesso tempo lanciare un messaggio culturale forte: la sostenibilità non è un limite allo spettacolo, ma un’evoluzione naturale.

Stadi sempre più sostenibili: cosa sta cambiando

Molti stadi stanno adottando soluzioni innovative per ridurre i consumi e migliorare l’efficienza energetica. Tra le azioni più diffuse troviamo:

  • illuminazione a LED, che riduce i consumi rispetto ai sistemi tradizionali
  • pannelli solari installati su tetti e strutture esterne
  • sistemi di recupero dell’acqua piovana per servizi e irrigazione
  • gestione più efficiente dei rifiuti durante gli eventi
  • incentivi alla mobilità sostenibile per tifosi e staff

Interventi che dimostrano come anche grandi infrastrutture possano diventare più responsabili, senza rinunciare a funzionalità e sicurezza.

Esempi virtuosi nel calcio internazionale

Alcuni impianti sono diventati veri punti di riferimento in Europa e nel mondo.

Lo Johan Cruijff Arena di Amsterdam è spesso citato come esempio di stadio alimentato in parte da energia rinnovabile, grazie all’integrazione di pannelli solari e sistemi di accumulo.

In Germania, l’Allianz Arena ha investito negli anni in tecnologie per ridurre i consumi energetici e migliorare l’efficienza dell’illuminazione.

Anche in Italia, alcuni stadi stanno compiendo passi importanti verso una maggiore sostenibilità. L’Allianz Stadium di Torino, ad esempio, è stato progettato con criteri di efficienza energetica, utilizza impianti a basso consumo e soluzioni per una gestione più responsabile delle risorse.

Segnali di cambiamento che mostrano come la sostenibilità possa integrarsi anche nel calcio italiano, contribuendo a diffondere una nuova cultura dell’energia e dell’ambiente.

Il ruolo dei tifosi nella transizione green

La sostenibilità negli stadi non riguarda solo le strutture, ma anche i comportamenti.
Trasporti condivisi, utilizzo dei mezzi pubblici, riduzione degli sprechi e attenzione alla raccolta differenziata sono azioni che coinvolgono direttamente il pubblico.

Il calcio, in questo senso, può diventare uno strumento educativo potente, capace di diffondere una maggiore consapevolezza ambientale anche fuori dallo stadio.

Cosa ci insegna il calcio sostenibile

I grandi stadi mostrano che la transizione energetica non è fatta solo di grandi decisioni politiche, ma anche di scelte concrete, applicabili in contesti complessi e ad alta intensità energetica.

Un insegnamento che vale anche nella vita quotidiana: dall’attenzione ai consumi domestici all’uso più consapevole dell’energia, ogni passo contribuisce a un modello di sviluppo più sostenibile.

La visione di Italia Gas e Luce

Italia Gas e Luce segue con interesse l’evoluzione della sostenibilità in ambiti diversi, dallo sport alle città, perché crede che il cambiamento passi anche dalla diffusione di buone pratiche e da una corretta informazione.

Rendere l’energia più efficiente, più responsabile e più vicina alle persone è una sfida che riguarda tutti, dentro e fuori dal campo.

Uno sguardo al futuro

Il calcio sta dimostrando che anche i grandi eventi possono diventare più sostenibili.
Un percorso fatto di innovazione, collaborazione e attenzione alle risorse, che può ispirare altri settori e contribuire a costruire un futuro in cui spettacolo e rispetto per l’ambiente convivono.

Perché la sostenibilità, come il calcio, è una sfida che si vince solo giocando insieme.

Un calcio alle brutte abitudini

Un calcio alle brutte abitudini

Eh, sì, anche il calcio sta cambiando, e sta andando nella direzione del green. L’esempio migliore lo dà la Dacia Arena, stadio dell’Udinese calcio, che viene menzionata nel mondo come fiore all’occhiello italiano per la sostenibilità.

Presto faremo una partita ad emissioni zero” dice Magda Pozzo, coordinatrice Marketing Udinese Calcio.

Ma come deve essere concepito uno stadio contemporaneo?

Innanzitutto, non deve essere legato esclusivamente al calcio ed al matchday, ma avere le proprie attività quotidiane, dove l’innovazione si sposa con la sostenibilità. La Dacia Arena è a tutti gli effetti il primo stadio green d’Italia.

Il primo step è stato fatto con l’idea “Bluenergy”: lo stadio è illuminato solo con energia da fonti rinnovabili, il che ha consentito di risparmiare oltre 2250 tonnellate di CO2. Parallelamente con la promozione di progetti green, come la piantumazione di alberi, per compensare le emissioni. Inoltre, in tutto lo stadio viene attuata la raccolta differenziata e limitato il consumo di plastica.

E grazie a tutti questi sforzi che quest’anno, la Football Sustainability Index pone l’Udinese tra gli unici due club italiani (l’altro è il Milan) tra i primi 10, ed in quarta posizione a livello globale. “Non è assolutamente un caso. Per noi è solo un primo step in un percorso che vogliamo sia sempre più intenso e concreto sotto tutti i punti di vista – sottolinea Magda Pozzo – Direi che siamo diventati un riferimento internazionale per un club delle nostre dimensioni, come evidenziato dalla nostra adesione al programma Sport For Climate Action delle Nazioni Unite, per la promozione di una maggiore responsabilità ambientale verso i nostri tifosi e non solo, di un consumo sostenibile e, al tempo stesso, l’impegno per ridurre l’impatto climatico degli eventi sportivi e a sostenere con la nostra comunicazione l’azione climatica. Un impegno totale che ci ha portato a questo risultato”.

Rimane però ancora ampio, a livello generale, in divario tra i club inglesi e la Serie A in tema sostenibilità. In Inghilterra e in Spagna l’urgenza sociale di questo tema è stata colta in anticipo e questo ha fatto sì che si creasse un gap rispetto al nostro Paese. Però è ormai evidente che, grazie agli esempi di Udine e Milano, sia iniziato un processo che sta portando il calcio italiano nella giusta direzione. La consapevolezza che il calcio non sia solo un gioco, ma soprattutto una passione ed un’industria con un incredibile potere comunicativo e sociale che deve trasmettere dei messaggi positivi, è la chiave del successo dell’iniziativa.

In più, sempre più atleti stanno prendendo consapevolezza di quanto sia importante la loro voce e la loro sensibilità per promuovere il tema ecologico. Il calcio di oggi è globale e raggiunge, grazie ai social, le nuove generazioni ad una velocità mai avuta in passato. Questo fa sì che il messaggio arrivi diretto, forte e chiaro. È un qualcosa di straordinario che va capitalizzato.

La “fascia di capitano dedicata” è un simbolo importante che suscita impatto mediatico ed anche curiosità, ma l’impegno concreto dei protagonisti in campo veicola ancor di più il messaggio. E’ ormai chiaro che solo unendo gli sforzi delle società con quelli dei singoli atleti si possa arrivare a trasformare degli slogan ecologisti in un reale cambiamento, duraturo e definitivo.

Se vogliamo dirlo in gergo calcistico: a vincere la partita con una goleada!

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